Pendolo in ottone immobile sopra una pergamena con quadrante disegnato a mano, su legno chiaro

Come funziona il pendolo in radiestesia su una persona a distanza


Ti è mai capitato di leggere che una lettura energetica si può fare a distanza e di pensare: sì, ma come? Come fa un pendolo, tenuto in mano da una persona che non hai mai incontrato, a dire qualcosa di te che sei a trecento chilometri? È una domanda legittima, e chi me la fa quasi mai è scettico: è curioso, e vuole capire prima di affidarsi. In questo articolo ti spiego come funziona il pendolo in radiestesia su una persona a distanza: cosa serve davvero, come si costruisce il collegamento e, soprattutto, cosa questo strumento non fa.

✦ Da tenere a mente

Il pendolo non sa niente e non decide niente. È un amplificatore: rende leggibile una percezione che c’è già. Quello che cambia il risultato non è la distanza tra te e chi lavora, è la precisione della domanda e la pulizia di chi la pone.

In Sintesi

Il pendolo lavora a distanza attraverso un testimone: un supporto che rappresenta la persona e permette di agganciarsi al suo campo energetico. Nel mio lavoro uso un testimone artificiale, un foglio bianco scritto a matita con nome, cognome e data di nascita, che va poi attivato correttamente. Il pendolo traduce quello che emerge in movimenti leggibili, grazie a un codice sì/no stabilito una volta sola e rimasto sempre uguale. La distanza fisica non incide sulla qualità della lettura.

Quello che il pendolo non è

La prima immagine che viene in mente, quando si parla di pendolo, è sempre la stessa: qualcuno che lo tiene sospeso e aspetta una risposta. Sì o no. Vai o non vai. Ti ama o non ti ama.

Su questo voglio essere chiaro, perché è un punto che mi sta a cuore. Molte persone usano il pendolo per divinare: per sapere come andrà a finire, per leggere il pensiero di qualcun altro, per farsi dire il futuro. Non dico che sia sbagliato in assoluto, è una mia posizione personale. Ma il pendolo è uno strumento sottile, e come tale andrebbe usato per lavorare sulle energie, non per farsi predire il domani.

C’è anche una ragione molto pratica. Chi imbocca quella strada, spesso, finisce in un baratro: comincia a chiedere al pendolo se uscire di casa, se rispondere a un messaggio, se accettare o meno un lavoro. A quel punto non è più uno strumento di supporto. È qualcosa che agisce al posto tuo, e che decide al posto tuo. Nel lavoro energetico questo è esattamente il contrario dell’obiettivo, che resta sempre la tua autonomia.

Il pendolo, usato per quello che è, serve a un’altra cosa: rendere visibile un’informazione energetica che c’è già e che normalmente resta sotto la soglia della coscienza. Se vuoi capire la disciplina alle spalle di questo strumento, dalle origini a come funziona, ne ho scritto in cos’è la radiestesia.

Il testimone: il punto in cui la distanza smette di contare

Se la persona non è davanti a me, mi serve qualcosa che la rappresenti. In radiestesia questo si chiama testimone, ed è il vero snodo di tutto il lavoro a distanza.

I testimoni possono essere di tipi diversi:

  • Biologici: qualcosa che appartiene fisicamente alla persona.
  • Fotografici: una fotografia della persona.
  • Oggetti personali: un oggetto che usa o che ha usato.
  • Artificiali: un supporto preparato apposta con i suoi dati, e poi attivato.

Io lavoro sempre con un testimone artificiale, perché è quello che trovo più pratico, più veloce e a cui mi aggancio meglio.

Nel concreto è un foglio bianco. Bianco davvero: niente righe, niente quadretti. Scritto a matita, e questo è fondamentale, mai a penna. Sopra ci sono nome, cognome e data di nascita della persona. Poi, ed è il passaggio che fa la differenza, quel foglio va attivato correttamente. Senza attivazione resta quello che sembra: un foglio con un nome sopra.

Pendolo egiziano in ottone e matita appoggiati su un foglio bianco, il testimone usato nel lavoro a distanza

È qui che la distanza smette di essere un problema. Non è il pendolo a viaggiare fino a te, e non sono io a doverti raggiungere fisicamente. Il testimone attivato crea il punto di aggancio con il tuo campo energetico, e il campo energetico non ha confini geografici. Che tu sia in un’altra città o in un altro continente, per la lettura non cambia nulla. È lo stesso principio su cui si regge tutto il lavoro che conduco a distanza, e che ho raccontato per intero in radiestesia a distanza.

Le modalità di utilizzo e di attivazione dei vari tipi di testimone le spiego nel dettaglio nel Vol.1 “Le Basi” del Manuale Completo di Radiestesia e Radionica, insieme al resto dei fondamenti (tutti i miei libri sono qui).

Il codice sì/no, e perché lo strumento conta meno di chi lo usa

Un pendolo che oscilla non dice niente, finché quel movimento non ha un significato condiviso. Serve un codice: una convenzione che stabilisce cosa significa sì e cosa significa no.

Il mio l’ho stabilito all’inizio della pratica, più di dieci anni fa, e l’ho fatto nel modo più semplice possibile. Ho iniziato a fare al pendolo domande di cui conoscevo già la risposta. Mi chiamo Mario? Sono un uomo? Oggi è lunedì? Abito a Milano? Domande banali, che però mi hanno permesso di codificare con chiarezza il mio sì e il mio no.

Una volta stabilito, quel codice non è più cambiato. E vale sempre, con qualsiasi pendolo io usi, anche uno appena arrivato. Nel Vol.1 spiego come si fa l’imprinting, che è esattamente il passaggio che rende possibile tutto questo.

Di pendoli ne uso diversi, a seconda del lavoro che devo fare e dell’energia del momento. Quello che uso più di tutti, ogni giorno, è il mio Iside, un pendolo egiziano che va benissimo per qualsiasi tipo di indagine, anche rapida. Per lavori più specifici ne uso altri, alcuni piuttosto particolari.

Ma resta un punto che vale più di tutta la strumentazione messa insieme: lo strumento non fa il lavoro. Il pendolo amplifica quello che l’operatore riesce a percepire, e la qualità della lettura dipende da quanto quella persona sa restare pulita, neutra e fuori dal proprio desiderio di sentire una certa risposta.

Come vivo questo lavoro

✦ La voce di Mario / Elmer


Quando prendo in mano il pendolo, la prima cosa che faccio è togliermi di mezzo. Lascio sempre il campo libero di esprimersi, senza miei condizionamenti. Se condiziono la domanda, la risposta che ottengo non è più sua. È mia.

Non capita spessissimo che arrivi qualcosa che non mi aspetto. Ma capita.

Ricordo una signora che mi aveva contattato per una pulizia energetica. Si sentiva addosso una pesantezza che non se ne andava. Ne abbiamo parlato a lungo, ed era convinta, sicura, desiderosa di procedere: ne sentiva un bisogno forte. Prima di iniziare ho fatto la mia domanda di controllo, quella che faccio sempre. È pronta per questa pulizia? Il pendolo ha risposto no. Chiaro, netto.

Non ho proceduto. Lei ha insistito, lo voleva davvero, e la capivo benissimo. Ma un no è un no.

Il perché l’ho capito dopo. Da quella pulizia sarebbero emerse cose molto pesanti per lei, e non era pronta a vederle tutte insieme, per quanto fosse convintissima del contrario. Così siamo andati per gradi. Un piccolo passo alla volta.

È questo che intendo quando dico che il pendolo non decide al posto mio, e nemmeno al posto tuo. Mi dice dove sei adesso. Il rispetto per quel punto lo devo mettere io.

Cosa aspettarti, se scegli una lettura a distanza

Il punto di partenza non è la tecnica. È capire cosa stai portando, e a quale livello.

Nella pratica, una lettura radiestesica a distanza restituisce una fotografia del tuo stato energetico in quel momento: dove l’energia scorre, dove si ferma, quali aree risultano sature e da dove ha senso iniziare a muoversi. Non è una diagnosi, e non sostituisce un percorso medico o psicologico. Quando serve quello, si dice, senza giri di parole.

Se vuoi vedere nel concreto che tipo di informazioni emergono da un lavoro di questo tipo, l’ho raccontato in cosa rivela il check-up energetico.

Un’ultima cosa, detta con onestà: una lettura non è una soluzione. È un punto di partenza chiaro al posto di una sensazione confusa. Da lì il lavoro comincia, e richiede tempo e pazienza.

Domande frequenti sul pendolo in radiestesia a distanza

Attraverso un testimone, cioè un supporto che rappresenta la persona e viene attivato per creare il collegamento con il suo campo energetico. Non è il pendolo a spostarsi: è il campo a essere raggiungibile indipendentemente dalla posizione geografica. Il pendolo traduce poi in movimento leggibile quello che emerge dalla lettura.

Nel mio lavoro no. Uso un testimone artificiale, un foglio bianco scritto a matita con nome, cognome e data di nascita, correttamente attivato. Esistono anche testimoni biologici, fotografici o basati su oggetti personali, ma il testimone artificiale è quello che trovo più pratico e a cui mi aggancio meglio.

Non è l’uso che ne faccio. Il pendolo è uno strumento sottile, pensato per lavorare sulle energie, non per prevedere il futuro o leggere il pensiero altrui. Chi lo usa in modo divinatorio rischia di delegargli ogni decisione, e a quel punto lo strumento non sostiene più la persona: agisce al posto suo.

Sì, la sensibilità di base è comune a tutti. Quello che fa la differenza è il metodo: stabilire un proprio codice sì/no, saperlo mantenere stabile, imparare a formulare domande precise e restare neutri. Sono i fondamenti che spiego nel Vol.1 “Le Basi” del Manuale Completo di Radiestesia e Radionica.

Una volta al mese, nella tua casella.

Non tecniche, non tutorial. Una riflessione sul lavoro energetico ed emozionale — quello che emerge davvero dalle sessioni, per chi è nel mezzo del proprio percorso.

La tua iscrizione non può essere convalidata.
Grazie. La tua iscrizione è avvenuta correttamente.

Resta in contatto con me

IL PROSSIMO PASSO

Il primo passo è capire chi sei e cosa stai attraversando

Il resto viene dopo. Il Check-Up Energetico è un punto di riferimento chiaro, prima di qualsiasi altra scelta.

M

Mario Peluso

Operatore vibrazionale

Prima ascolto chi sei, poi lavoro con gli strumenti giusti per te. Autore di 5 libri su radiestesia e radionica, conduco sessioni a distanza con donne che si sentono bloccate nonostante il cammino già fatto.


Commenti

Rispondi

Scopri di più da Mario Peluso

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere